Un percorso adatto a tutti, che si snoda attraverso le frazioni Alte della Val Vogna, valle laterale della Valsesia, tra verdi pascoli e antichi insediamenti Walser. Fa parte di una serie di intinerari, realizzati dal Cai di Varallo Sesia, che uniscono trekking e cultura.


Escursione con Guida ambientale

Comune: Alagna V.

Zona: Val Vogna

Dislivello

360 m

Arrivo

1354 m

Durata

2h10

Segnavia

210

Itinerario

Si lascia l'auto a Ca' di Janzo, piccola frazione di Riva Valdobbia, situata a 1350 m. All'inizio dell'abitato, sul lato destro si trova l'inizio del sentiero 10, vicino ad alcuni cartelloni informativi. Seguendo il tracciato ci si inoltra nel bosco e, in circa mezz'ora, si raggiunge la frazione Selveglio (1535 m) dai prati ai suoi piedi.
Giunti in frazione si tiene la sinistra e ci si inoltra nell'abitato (a destra il sentiero conduce alla Cima Mutta). Selveglio faceva parte, con Oro e Ca di Janzo, di uno dei "cantoni" più popolosi della Val Vogna, abitato, sul finire del 1600, da quasi cento persone.
Inoltrandoci tra le case incontriamo la cappella della Madonna del Carmine, posta all'ingresso dell'abitato. All'interno si nota un altarino ligneo dorato a colonne ritorte, un paliotto con la Madonna e il Bambino e, appese alle pareti, due tele logore raffiguranti, rispettivamente, S. Michele e il Battesimo di Gesù. All'uscita dell'abitato troviamo invece la cappella di S. Defendente caratterizzata da tre belle meridiane sulle pareti esterne ed eretta dai valligiani sfuggiti alla peste del 1630. Da segnalare una bella fontana con due vasche di larice e copertura del tetto in piode, sempre all'uscita dell'abitato.

Seguendo il sentiero, si attraversano in sequenza il Rio Janzo e il Rio Oro, fino a giungere in frazione Oro (1500 m).
Del borgo originale rimangono solo otto case scampate ad un terribile incendio che lo devastò nel 1913. Il forno del pane, la fontana con le due vasche in larice ed il tetto di piode e l'oratorio dedicato a San Lorenzo, sono ancora ben conservate.
Tra gli edifici si segnalano, per la loro singolare struttura isolata dal suolo tramite delle colonne di legno (i cosiddetti "funghi") due grandi costruzioni destinate al deposito e alla conservazione di granaglie e di altri prodotti deperibili. Isolandole dal suolo si impediva ai topi e ai roditori di entrarvi .Rimangono solo pochi esempi di costruzioni simili in Val Vogna: a Vogna Sotto, al Selletto, in un maggengo nelle vicinanze di Rabernardo.
Questi edifici sono chiamati "stadel" in walser o "torbe" in valsesiano.

Proseguendo lungo il sentiero si supera la frazione Oro e risalendo tra in un bosco di abeti, si arriva in frazione Ca' Vescovo (1466 m), un agglomerato di sole 5 case in legno con vista sulla frazione di Sant'Antonio.

La mulattiera porta, in un'alternanza di prato e bosco alla frazione di Rabernardo (1453 m), relativamente grande, costituita da più di quindici case, dalla cappella dedicata alla Madonna della Neve, da tre fontane e da tre forni per il pane. Al centro della frazione, grazie all'iniziativa del proprietario cav. Carlo Locca, un'antica casa walser del 1640 è stata adibita a Museo etnografico walser; essa presenta fedelmente tutti gli aspetti della vita delle genti walser fino al secolo XIX. Il museo è aperto e visitabile nei weekend di Luglio e Agosto oppure su prenotazione negli altri periodi.

Proseguendo l'itinerario di giunge in seguito a Cambiaveto (1507 m), dove sono rimaste solo quattro case. La frazione si trova di fronte alla frazione Piane, su un dolce pendio, circondata dai prati e da una bella vegetazione. Proseguendo sul sentiero alto, superato il rio Cambiaveto, si risale fino a giungere alle Piane. Questa frazione è costituita da due nuclei distinti di case: Piane di sopra (1511 m) e Piane di sotto (1480 m). Ancora oggi è abitata durante l'anno da otto persone e, a causa delle numerose valanghe che hanno interessato la frazione, qui è possibile osservare un paravalanghe in pietrame a monte delle abitazioni, sul quale e incisa la data 1560.

Con una comoda mulattiera si scende quindi a Peccia (1449 m), l'ultima frazione della valle. Il nome della frazione può ricordare l'esistenza, già in antichità, di un vecchio abete, detto in valsesiano pecia o pescia (Abies picea). Un'altra ipotesi farebbe derivare Peccia da peza, pettia: pezzo di terra, appezzamento. In frazione si segnala l'Oratorio di San Grato. Sulle pareti esterne vi erano alcune firme di soldati napoleonici, quivi passati nel 1800. L'oratorio ha il fronte tipico valsesiano, con il tetto a capanna coperto in piode e il portale d'ingresso sormontato da timpano spezzato con nicchia.

Lasciata la Peccia, si fa ritorno a Ca di Janzo attraverso la sterrata, che porta a Sant'Antonio (1380 m) e poi il pezzo di strada asfaltata che attraversa Cà Verno (1387m), Cà Morca e Cà Piacentino fino a giungere nuovamente a Cà di Janzo.

Scheda tecnica


  • Partenza

    Ca' di Janzo, 1354 m

  • Arrivo

    Ca' di Janzo, 1354 m

  • Dislivello

    360 m

  • Difficoltà

    E

  • Durata

    2h10

  • Stagionalità

    tutto l’anno

  • Segnavia

    n° 210 e sentiero non segnalato dal CAI

  • Punto d'appoggio

    -






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